Crema e occhiali: pronti al safari

 

Ciao viaggiatori,

A fine Febbraio 2017, quando la nostra esperienza a Barcellona sembrava essere giunta al termine, abbiamo deciso di prenotare un viaggio in Kenya, per assaporare anche se per poco tempo il cuore dell’ Africa.

Una volta arrivati in Kenya abbiamo subito percepito l’importante sbalzo di temperatura, cielo limpido e umidità elevata. Dopo un lungo e tumultuoso tragitto in pullman siamo arrivati al nostro resort, qui abbiamo subito scelto di organizzare le escursioni andando a riempire il più possibile i pochi giorni a nostra disposizione.

Parlando subito di come organizzare le escursioni posso dirvi di far affidamento sui così detti “Beach Boys”, ragazzi del luogo che si trovano sulle spiagge in prossimità dei resort; sicuramente un po’ insistenti all’inizio, ma oltre che più economici rispetto alle agenzie   ( abbiamo pagato 210 euro Safari di due giorni più Blue Safari in mare, un vero e proprio affare), li abbiamo trovati davvero simpatici e in grado di raccontarci con passione e amore tutti i segreti della loro terra. Così dopo solo due giorni dal nostro arrivo in Africa siamo partiti alla volta dello Tsavo Est National Park.

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La sveglia suona prestissimo e dopo una piccola colazione a base di banane ( perché dovete sapere che li mangiano banane ad ogni ora del giorno) saliamo sui nostri fuori strada a gruppi di sei persone guidati dalla nostra fantastica guida. Ovviamente è pensiero comune che in Africa faccia sempre caldo, splenda sempre il sole ma prima di arrivare alle porte del parco nazionale, un monsone ci accoglie a braccia aperte, neanche stessimo radunando gli animali per salire sull’Arca di Noè. Per fortuna il diluvio dura solo le due ore di tragitto che ci separano dall’ingresso allo Tsavo Est, durante questo tragitto ci siamo anche fermati a spulciare qualche negozio tipico del luogo, con manufatti in legno, oggetti dipinti a mano e statuette di ogni tipo. Uscire da quei negozi soddisfatti è davvero facile basta saper contrattare un attimo.  Arrivati alle porte dello Tsavo Est possiamo già cospargerci di crema protettiva 50 e sporgerci dalla nostra jeep col tettuccio apribile. Che il safari abbia inizio!

La mattinata scorre veloce, la guida è simpatica ed esperta e ci spiega varie cose sul conto degli animali e del parco; inoltre ogni jeep è collegata via radio con le altre presenti nel parco in modo da avvisare tutti quando un particolare animale o branco viene avvistato, così che ognuno sfreccia alla velocità della luce per raggiungere il punto d’interesse. Le guide sono dei veri e propri segugi, riescono a notare un animale nascosto a metri di distanza, non importa se c’è un formicaio enorme che copre la visuale, oppure che le gazzelle siano dello stesso colore del panorama, loro lo avvisteranno, si avvicineranno e resteranno li fermi finche almeno una persona presente sulla jeep avrà scattato una fotografia.

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Nel primo pomeriggio arriviamo presso il resort all’interno del Parco, il Voi Wildlife lodge, dove possiamo pranzare e fare un breve riposino prima di ripartire per il secondo round del pomeriggio. Noi abbiamo scelto di pernottare in tenda, aspettandoci una piccola tenda decathlon nel mezzo della savana. In realtà la nostra tenda era più simile ad un bungalow, una struttura in cemento ricoperta da un grosso tendone, con all’interno un bagno con doccia, un letto matrimoniale a baldacchino e una piscina privata sul retro. Dopo esserci riposati e rinfrescati, ci cospargiamo nuovamente di crema, soprattutto sul viso, e ripartiamo con la nostra jeep. Qualcosa deve essere andato storto con la nostra crema, sarà il caldo, sarà che ci siamo involontariamente toccati gli occhi, ma entrambi abbiamo iniziato a lacrimare neanche avessimo appena visto morire Mufasa. Dopo esserci accertati di esserci messi la crema in faccia e non dell’acido muriatico, iniziamo a sciacquarci subito gli occhi . Per l’ora successiva il nostro Safari è stato più una piacevole audioguida, ma una volta riacquistata la vista lo spettacolo di giraffe, zebre, elefanti e leoni è stato indescrivibile.

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Una volta tornati al resort abbiamo cenato, fatto due chiacchiere con le guide ed i nostri compagni di viaggio, e poi subito a letto. La nostra tenda era totalmente avvolta nel buio della savana e poterci chiudere dentro tirando una cerniera non dava esattamente un senso di sicurezza. Durante la notte abbiamo dormito quasi di sasso per la stanchezza, se non fosse per la scimmia che ha deciso di ballare la macarena sul tetto della nostra tenda. La mattina seguente ci siamo alzati prima dell’alba per fare colazione e ripartire per una nuova zona dello Tsavo Est a ridosso del fiume, dove abbiamo visto ippopotami, coccodrilli e gnu.

Una volta usciti dal Parco Nazionale, sulla strada di ritorno per il nostro resort a Watamu, ci siamo fermati a visitare una tipica tribù Masai. I componenti della tribù sono stati davvero gentili e accoglienti, ci hanno mostrato le capanne in cui vivono e ci hanno coinvolto in una loro danza rituale (fa niente che ho capito solo alla fine che quello che mi avevano dato non era uno scudo ma un tamburo che dovevo percuotere durante la danza). L’unica cosa che non ci ha convinto è che per quanto il villaggio potesse essere caratteristico, gli abiti tipici e colorati e le persone gentili, questa sembrava una vera e propria attrazione per turisti fatta apposta per spillare soldi, oltre all’omaggio in denaro dato all’ingresso, ci è stato poi mostrato un piccolo banco dei souvenir al quale eravamo invitati a comprare per il bene della tribù.

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Per concludere se passate dal Kenya o in generale dall’Africa, non fatevi mancare il Safari, un’esperienza davvero unica e suggestiva noi ci abbiamo lasciato il cuore.    Buona Africa e

welcome troubles

Ste e Francy

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Pubblicato da

Travel Trouble, Il Blog viaggi di Stefano & Francesca

Consigli di viaggio, foto, video e esperienze personali intorno al mondo.

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